elezioni

  • In questo periodo diremo tutti, ma proprio tutti tutti tutti, almeno una volta perché è ovvio che nessun altro l’ha capito, cosa serve all’Italia che è in rovina e come salvarla. Stando così le cose, forse posso condividere anch’io questi appunti scarabocchiati negli ultimi mesi. All’Italia non servono (più) laureati. Servono, molto più urgentemente, meno smart city e più smart citizens. Servono cittadini attivi in grado di ricostruire il paese.
  • Visto il momento, condivido anch’io un dubbio angosciante o, se preferite, un sondaggio, legato alle prossime elezioni. Mi permetto di farlo solo perché in fondo non riguarda ne i partiti ne la politica, solo l’istruzione e le quattro operazioni:

  • Uno degli argomenti della settimana è l’ondata di dimissioni più o meno paracule dei presidenti delle Province. Poiché pensano che questa volta (non per visioni politiche di lungo respiro, solo perché sono finiti i soldi) tante Province spariranno, se ne chiamano fuori in tempo per cercare un posto libero in Parlamento. A me mosse del genere danno fastidio per principio, in generale, almeno da quando Rutelli si candidò alle Europee del ‘99.