Uno:_ (commentando schifato l’ennesimo caso di parlamentare inquisito per un motivo che nemmeno ricordo più): _“Se la maggioranza degli italiani non si recassero alle urne allora si che sì creerebbe un problema!”__
elezioni
- In questo periodo diremo tutti, ma proprio tutti tutti tutti, almeno una volta perché è ovvio che nessun altro l’ha capito, cosa serve all’Italia che è in rovina e come salvarla. Stando così le cose, forse posso condividere anch’io questi appunti scarabocchiati negli ultimi mesi. All’Italia non servono (più) laureati. Servono, molto più urgentemente, meno smart city e più smart citizens. Servono cittadini attivi in grado di ricostruire il paese.
Visto il momento, condivido anch’io un dubbio angosciante o, se preferite, un sondaggio, legato alle prossime elezioni. Mi permetto di farlo solo perché in fondo non riguarda ne i partiti ne la politica, solo l’istruzione e le quattro operazioni:
- Uno degli argomenti della settimana è l’ondata di dimissioni più o meno paracule dei presidenti delle Province. Poiché pensano che questa volta (non per visioni politiche di lungo respiro, solo perché sono finiti i soldi) tante Province spariranno, se ne chiamano fuori in tempo per cercare un posto libero in Parlamento. A me mosse del genere danno fastidio per principio, in generale, almeno da quando Rutelli si candidò alle Europee del ‘99.
L’anno scorso ho letto un articolo sulle primarie di un partito. L’autore parlava della difficoltà dei vertici