Biglietti clonati, tornelli finti e non-bigliettai

autista_bigliettaio Disgustosa com’è, la storia dei biglietti ATAC clonati ed eventuali fondi neri potrebbe essere la buona occasione per capire anche un’altra cosa: perché a Roma non si è mai voluto far niente, da decenni, per impedire ai furbi di entrare in bus e metro senza alcun biglietto, vero o clonato che fosse? Perché, per esempio, gli autobus dell’ATAC non sono fatti come questo qui a fianco?

tornelli_a_parigi A Roma, sull’autobus sali tranquillamente da dietro e basta, senza alcun controllo. Scavalcare i tornelli della metropolitana, o addirittura passarci attraverso, è un problema solo per chi è sovrappeso, anziano o ha una gamba rotta. Certi ragazzini sembrano farlo solo PER PRINCIPIO, ti pare che sono così imbranato da non riuscire a saltare un metro?

In tante altre parti del mondo, invece, le cose vanno da sempre come vedete nelle figure: l’autista dell’autobus è anche bigliettaio e i tornelli sono veri, non attraversabili senza alcuno sforzo. Se qualcuno riesce a rifilarti un biglietto clonato quello è un altro problema da risolvere a parte, ma lì senza alcun biglietto non passi. Perché a Roma (ripeto: da decenni) non si è mai voluto far viaggiare così? Quanto è costato in mancati incassi?

Fonti delle immagini:

Berlusconi, (ri)portando nel Lazio quella moralità del fare…

berlusconi_fiorito_polverini1 Ripulendo il computer è saltata fuori la lettera spedita a marzo 2010 da Silvio Berlusconi agli elettori del Lazio in occasione delle elezioni regionali. Poiché è estremamente chiara, utile e attuale, ve ne ripropongo parola per parola la fine, senza ulteriori commenti:

…intendo rinnovare l’impegno assunto con Lei e con tutti gli italiani in occasione delle elezioni politiche 2008: lavorare per cambiare in meglio l’Italia, perché so bene che abbiamo ancora tanto da fare.

Per farlo dobbiamo voltare pagina nel Lazio. Domenica 28 e lunedì 29 marzo, votando per la candidata Presidente Renata Polverini, Lei può dare il Suo indispensabile contributo portando in Regione quella moralità del fare che tanti buoni frutti ha dato in questi primi venti mesi di governo. Dopo cinque anni di malgoverno regionale, è un’occasione da non sprecare: mi raccomando!

berlusconi_polverini_regionali_2010 Per il testo intero della lettera, cliccate sulla sua immmagine. Per aggiornarvi sui personaggi nella fotografia, visto che fra pochissimo potrebbero essere (anche tutti e tre) in qualche lista, potrebbero farvi comodo queste raccolte di articoli su Berlusconi, Fiorito e Polverini.

La spending review e gli ex presidenti che fondano Onlus

Mi accorgo solo ora che lo scorso aprile l’ex Presidente della Camera Irene Pivetti tuonava contro i tagli ai benefici degli ex presidenti della Camera, perché lei i suoi li ha usati nobilmente:

Avevo solo disponibilità di denaro pubblico per far lavorare della gente. Lei non l’avrebbe fatto? Potevo in teoria tenerli lì a giocare a carte tutto il tempo, mentre ne ho fatto un uso utile fondando una Onlus. Di queste persone lo Stato si deve fare carico. Chiedo che vengano stabilizzate e su questo non mi fermo.

Personalmente, non ho nulla da criticare sull’operato della Onlus della Pivetti (che immagino sia questa) o sul suo personale, tutti ineccepibili fino a prova contraria.

Però l’atteggiamento di fondo non mi pare tanto corretto. A fare i fighetti con i soldi (pubblici) degli altri son buoni tutti. Presumo che almeno metà degli Italiani, se qualcuno gli dicesse “ho qualche migliaio di Euro, conosci qualcuno che avrebbe bisogno di lavorare?” saprebbe fare immediatamente ¾ nomi di persone meritevoli, senza alcun tornaconto personale.

Se un cittadino riceve (come stipendio o come fondi a disposizione, è uguale) soldi pubblici per svolgere certe specifiche funzioni pubbliche, e li usa per svolgere effettivamente quelle funzioni, nulla da eccepire. Ma se le funzioni per cui erano stati specificamente stanziati quei soldi sono o diventano inutili (altrimenti come avrebbe potuto “tenerli a giocare a carte tutto il tempo”?) o a un certo punto diventano insostenibili, perché quei soldi dovrebbero (continuare a) essere usati per fare altro, a discrezione di quelle persone?

Olimpiadi del 2020 a Roma? No, grazie

(questa è una cosa che ho scritto a luglio 2011 in inglese e ora traduco visto che l’argomento è ancora più attuale)

Ho letto che Roma è la grande favorita per le Olimpiadi 2020. Francamente, da italiano che vive a Roma, non so se Roma debba essere felice di questo, o cosa dovrei pensare, in generale, del processo di selezione. Sì, lo so che ospitare i Giochi olimpici dovrebbe dare grande visibilità ad una città e di creare posti di lavoro locali, ma sono ancora confuso. Ecco perché:

  • L’Italia ha troppi morti sul lavoro, cosa d’altra parte stranota in tutto il mondo, vedi ad esempio (in inglese):
  • L’Italia ha una lunga storia di opere pubbliche (anche per eventi sportivi) con costi finali molto più alti dei preventivi iniziali, casi di corruzione e, in alcuni casi, benefici per i residenti minimi o discutibili. Citando solo gli esempi più recenti e più rilevanti:
    • Pare che il Campionato del mondo 2008 di ciclismo in Italia sia costato 8 volte di più di quello dell’anno dopo in Svizzera
    • C’è una indagine in corso su quello che è stato chiamato “un sistema basato su pura corruzione” (citato anche all’estero, per esempio dal Guardian) sui Campionati del Mondo di Nuoto del 2009, proprio a Roma.
  • Roma, come molte altre grandi città italiane, è già troppo congestionata per reggere ancora più cemento (a meno che non sia davvero necessario e utile, vedi sotto). Anche senza le Olimpiadi, 10.000 ettari di superficie italiana sono coperti dal cemento ogni anno e ogni Romano spreca in media 260 ore all’anno bloccato nel traffico
  • Anche se al momento, Roma non è sommersa dai rifiuti come Napoli, le manca davvero pochissimo per esserlo e non ha ancora nessuna vera soluzione a questo problema
  • Ah, e poi c’è la storia, naturalmente: se si scava un buco in qualsiasi parte di Roma, è molto probabile scoprire qualche altra villa, nave, tempio o strada romani, i cui costi e tempi di studio e/o trasferimento si aggiungono agli altri del progetto.

Tutto questo mi fa venire in mente due domande. Primo, quali vantaggi porta ospitare le Olimpiadi ai cittadini di Roma? Chi lavora nel turismo o nei servizi avrà più opportunità di lavoro, ma questo per molti sarà vero solo a ridosso dei Giochi e in nero, se le cose rimarranno come oggi. E comunque non è che Roma abbia davvero bisogno delle Olimpiadi per attirare milioni di turisti, no?

Vogliamo parlare degli altri settori? Anche se qui intorno la corruzione non esistesse, la maggior parte dei soldi (pubblici!) buttati in questi eventi finisce agli azionisti delle società edili, non a pagare posti di lavoro o migliorare permanentemente i servizi. Se l’obiettivo è creare posti di lavoro, voterei contro le Olimpiadi, e a favore di risolvere sul serio i problemi reali già esistenti a Roma ogni giorno. Per esempio, lo sapevate che in Italia solo una scuola pubblica su cinque non presenta alcun rischio per la sicurezza per mancate manutenzioni, ristrutturazioni e così via? Allora perché, prima di chiedere le Olimpiadi, non proporre grossi sgravi fiscali o altre agevolazioni vere alle imprese edili che assumano lavoratori per riparare le scuole pubbliche di Roma?

La seconda domanda è: quali sono i criteri per assegnare i Giochi Olimpici? Cosa sono i Giochi? Un premio o solo un incoraggiamento, qualcosa del tipo “ti ho dato i Giochi, ora spero che mi ripagherai dandoti una ripulita e comportandoti bene?”

Se dipendesse da me, darei i Giochi solo come un premio. Accetterei candidature solo da città che negli anni precedenti, prima di proporsi, avessero già sensibilmente aumentato la qualità della vita dei loro residenti e visitatori. Se dipendesse da me, non penso proprio che assegnerei a Roma le Olimpiadi del 2020. Come dicevo, sono confuso.

Aggiornamento del 2011/09/02: nello stesso giorno in cui il Comitato olimpico internazionale ha formalmente pubblicato l’elenco dei candidati per i Giochi Olimpici del 2020 ( Baku, Doha, Istanbul, Madrid, Roma, Tokyo) il Fatto Quotidiano ha segnalato che la persona nominata come presidente dell’apposita commissione a Roma è Romolo Del Balzo, al momento (citazione letterale dal giornale) “indicato dagli investigatori l’erede delle imprese economiche di Alberto Beneduce, il boss dei casalesi ucciso nel 1990″.

Io non avevo mai sentito il nome di Del Balzo fino a questa mattina e, naturalmente, ognuno è innocente fino a prova contraria. quindi questa non è in alcun modo un un’accusa o una critica contro di lui. Però la situazione generale descritta in quell’articolo mi sembra l’ennesima conferma che, forse, l’attuale classe politica di amministratori locali dovrebbe cambiare radicalmente certe abitudini e procedure, prima di avere altre possibilità o scuse per maneggiare quantità enormi di denaro.

Stipendi dei parlamentari, chi se ne frega della Relazione Giovannini. O no?

In questi giorni in Italia abbondano indignazione e polemiche sulla Relazione Giovannini, quella che dovrebbe scoprire se i parlamentari italiani guadagnano troppo o no. Parte delle polemiche viene dal fatto che calcolare una media europea di riferimento è talmente complicato che il presidente dell’Istat, Giovannini appunto, ha chiesto altri tre mesi per fare meglio i conti.

Nel frattempo, a milioni di Italiani di cosa concluderà Giovannini frega poco o niente, semplicemente perché visti i risultati finora prodotti, sono strasicuri che per i parlamentari di adesso sarebbero troppi pure 1000 Euro al mese (anche se sì, ci sono tanti parlamentari che lavorano seriamente).

Non sarebbe meraviglioso fregarsene della media europea e agganciare gli stipendi dei parlamentari italiani a classifiche internazionali?

Qualcosa come “finchè l’Italia sarà regolarmente agli ultimi posti (come è oggi) in tante classifiche internazionali su bazzecole come istruzione, diritti civili, libertà di espressione, mobilità sociale, disoccupazione, parità dei sessi, corruzione… cari parlamentari, prendetevi 100 (cento!) Euro al mese e zitti, avrete aumenti solo per ogni posizione che l’Italia risale in quelle classifiche. Se e quando riuscirete a farla risalire”.

In pratica, la cosa non potrebbe funzionare, sia perché in quasi tutti quei campi servono tempi più lunghi di una legislatura per avere risultati, sia perché aumenterebbero a dismisura le tentazioni di “truccare” i numeri. Come fanno già i dirigenti delle aziende quotate in borsa, che per statuto devono pensare al valore (percepito) delle azioni anzichè al futuro dell’azienda, con i risultati che tutti sappiamo.

Allora, forse la soluzione migliore è non rodersi troppo il fegato (solo) sulla relazione Giovannini, tanto nemmeno l’Apocalisse convincerà gli Italiani che i parlamentari attuali prendano molto di più di quanto meritino, fossero pure 1000 Euro al mese (ed è difficile dargli torto).

Guardate pure agli stipendi dei parlamentari, se volete, ma anche e soprattutto a quanti doppi incarichi hanno e a quanto e come producono in Parlamento. Fatelo regolarmente, fatelo sapere e ricordatevene alle prossime elezioni. I risultati per il paese saranno sicuramente migliori, qualunque cosa verrà fuori alla fine dalla Relazione Giovannini.

L acqua non è MAI davvero pubblica senza i dati

acqua_pubblica_senza_dati L’immagine che vedete qui a fianco è una schermata parziale dell’ultima inchiesta di Repubblica, che vi invito caldamente a leggere, sulle acque perdute. Il motivo per cui la pubblico è che, come dimostrano i titoli nell’immagine e altri nella stessa pagina, quell’inchiesta sembra l’ennesima prova di quanto dicevo ben prima del referendum (che comunque era importante e necessario): se non sono davvero aperti tutti i DATI relativi alla sua gestione, che l’acqua o gli acquedotti siano pubblici o privati fa poca
o nessuna differenza
:

  • Municipalizzate, dopo il referendum nessuna ha tagliato le tariffe
  • Sprechi, furti, allacci abusivi l’acqua “rubata” di Palermo
  • il 70% dell’acqua si ‘perde’ nei campi

Per uscire presto dalla crisi (o almeno ammorbidirla) servono i dati aperti

Leggo, come tutti, tanti annunci che siamo in crisi economica terminale, che non dobbiamo “fare la fine della Grecia”, che dobbiamo fare immensi sacrifici e tagliare immensi sprechi. Poi, ovviamente, su quali sono gli sprechi e come tagliarli ci sono milioni di opinioni.

C’è chi vuole cancellare tutti o quasi i servizi pubblici, chi l’evasione fiscale, chi la burocrazia (vedi ad esempio i suggerimenti sull’argomento di Jacopo Fo.

Io non ho certo una risposta completa su come uscire dalla crisi.

Anche perché mi pare abbastanza probabile che nel breve/medio termine, tanti servizi pubblici e ammortizzatori sociali con cui siamo cresciuti spariranno comunque, almeno nella forma in cui esistono oggi e indipendentemente da chi governerà, per ragioni fisiche legate agli EROI.

Però mi pare inevitabile che una delle cose da fare per minimizzarne alcune conseguenze siano i dati aperti. Con questo termine normalmente si intende la pubblicazione online, in formati e con licenze adatte che ne permettano qualunque tipo di riuso anche automaticamente, via software, di tutti i dati delle Pubbliche Amministrazioni che non presentano problemi di privacy ma possono favorire parecchio trasparenza e attività economiche: mappe, orari dei trasporti, dati degli appalti, eccetera.

Fornire questi dati nel modo giusto può aiutare a combattere la crisi perché significa (anche) che quando un servizio viene privatizzato per “risparmiare” tutti i cittadini possono controllare come viene gestito. Con l’acqua, per esempio, che sia pubblica o privata conta ben poco se rimangono privati e segreti i dati sulla sua gestione.

Se privatizzazioni o radicali riduzioni/trasformazioni sono inevitabili, per la crisi o per ragioni puramente fisiche, i dati aperti possono farle avvenire nel modo giusto, o almeno meno dannoso possibile. Altrimenti, una privatizzazione è solo un passaggio da un monopolista che se ne frega di rendere conto del suo operato a un altro.

Voglio Bribespot anche in Italia!

bribespot Ho appena scoperto un nuovo servizio online nato in Estonia e lo voglio anche per l’Italia! Si tratta di [BribeSpot] (che significa più o meno “trova la bustarella”), ecco una traduzione sintetica di cos’è e come funziona:

Bribespot è un’applicazione per smartphone Android (la versione iPhone dovrebbe arrivare presto, dicono) con cui, ogni volta che si incontra qualcuno che ti dice o ti fa capire che accetterebbe una bustarella per facilitarti la vita, fosse anche solo non pagare una multa, puoi:

  • segnalare sull’apposito sito Internet dove è avvenuto l’episodio
  • specificare importo e categoria (condoni edilizi, questioni fiscali, eccetera) della bustarella richiesta
  • aggiungere eventuali commenti
  • il tutto anonimamente

L’applicazione consente anche di vedere, su una mappa della zona in cui ci si trova in ogni momento, tutti gli episodi già segnalati. Insomma, è una specie di Netlamps che però traccia le bustarelle anziché le buche nelle strade. Se qualcuno fa una versione in Italiano di Bribespot me lo faccia sapere! Non è certo un sostituto serio di iniziative, che usano o pretendono dati ufficiali, come Parlamento Wikileaks, ma per cominciare può andar bene.

Nel frattempo, anche se un Bribespot in Italiano non esiste potreste sempre far finta di averlo. Caricate una schermata di Bribespot sul vostro smartphone e appena qualche funzionario pubblico tenta di fare il furbo tirate fuori lo smartphone, caricate quella schermata e digitate qualcosa a caso, con aria soddisfatta e cospiratrice. In qualche caso, potrebbe bastare per rimettere le cose in carreggiata.

Tremonti fa tracciare le fatture e poi paga in contanti?

Forse ho capito male.

Gli 8500 Euro al mese che Marco Milanese pagava come canone mensile dell’appartamento romano che faceva usare a Tremonti in realtà gli venivano forniti in CONTANTI da quello stesso Tremonti che un anno fa diceva: “La soglia della tracciabilità sarà ricondotta ai 5000 euro, sopra questa cifra sarà obbligatoria la fattura tracciabile”?

Ho capito male?

Processi ai Parlamentari, quanti, quali e… come fare il vostro

Un riassuntino facile facile dei motivi più importanti per cui dovreste davvero leggervi con attenzione (*) la pagina Il Parlamento degli inquisiti:

  • 84 parlamentari hanno “questioni aperte con la giustizia”
  • 28 deputati regionali su 90 indagati in Sicilia
  • i primi tre partiti per numero di indagati? PDL, PD e Lega

Non ci sono tutti i numeri che servirebbero (per esempio il rapporto, partito per partito, fra numero di pendenze e numero di parlamentari, che potrebbe essere più significativo del numero delle pendenze), però è… interessante. Ovviamente bisogna leggere con il cervello acceso, facendo per esempio attenzione fra chi è stato condannato in via definitiva e chi è ancora sotto giudizio, fra un reato e l’altro e così via. Se poi voleste dare un piccolo contributo, a un livello assai meno spettacolare ma almeno altrettanto utile, per aumentare la trasparenza del Parlamento, datevi da fare su Parlamento Wikileaks.

(*)e farla leggere a tutti quelli che conoscete, anche/soprattutto se non hanno Internet