scuola

  • Di solito, lo confesso, Corlazzoli non lo reggo granchè. Ma stavolta ha ragione:

    “Il meccanismo funziona più o meno così: ogni 25 euro di spesa.. si riceve un buono da consegnare alla scuola che può scegliere un premio tra settanta prodotti proposti nel catalogo [di quello stesso supermercato].. una fidelizzazione tra i banchi di scuola dove i bambini imparano fin da piccoli a riconoscere i marchi della grande distribuzione”

  • Numeri alla mano, una recente inchiesta sulla disoccupazione dell’Espresso conclude che: I dati smentiscono anche un altro luogo comune: che studiare non serve. Di nuovo, è vero l’opposto. Le persone con titoli di studio più elevati sono quelle meno esposte alle disoccupazione, e questo vale sia per gli uomini che per le donne… Altro che perdita di tempo: uno degli antidoti alla crisi, se mai ce ne fosse uno, sembra proprio lo studio.
  • In questo periodo diremo tutti, ma proprio tutti tutti tutti, almeno una volta perché è ovvio che nessun altro l’ha capito, cosa serve all’Italia che è in rovina e come salvarla. Stando così le cose, forse posso condividere anch’io questi appunti scarabocchiati negli ultimi mesi. All’Italia non servono (più) laureati. Servono, molto più urgentemente, meno smart city e più smart citizens. Servono cittadini attivi in grado di ricostruire il paese.
  • Nel 2010 il Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini “elimina del tutto, o confina nell’oblio di poche ore residue”, l’insegnamento della geografia nelle scuole. Il 23 settembre 2011 dichiara che c’è un tunnel fra Cern e laboratori del Gran Sasso (circa 700 km). Forse era solo fretta, ma in caso contrario… che non si dica più che i politici non rispettano per primi le regole che fanno per gli altri cittadini!
  • e allarme per gli ultimi dati che segnalano tassi di lettura molto bassi nel Paese. Il 56% della popolazione non legge nessun tipo di libro e non e in grado, inoltre, di leggere testi superiori alle tre pagine. Nell’ultimo anno solo il 44% dei cittadini ha avuto un contatto in generale con almeno un libro (inclusi libri di cucina, album e dizionari!). Inoltre, il 20% della popolazione con istruzione superiore (tra di loro, quindi, professori e insegnanti) non ha letto un solo libro negli ultimi anni.
  • “nell’ultimo trentennio abbiamo sommerso sotto cemento e asfalto un quinto dell’Italia… tra tre o quattro generazioni tutta l’Italia sara consumata e finita. L’Italia e dunque un paese a termine”. Questo vent’anni fa. Da allora e andata anche peggio), grazie a governi e amministrazioni locali di tutti i colori. E il futuro? Oggi gli Italiani hanno sempre meno lavoro. Nei prossimi decenni invecchieranno e, anche se aumenteranno di numero, non lo faranno certo con lo stesso ritmo del cemento (cioe non avranno certo bisogno di molte case in piu rispetto a quelle che gia esistono oggi).
  • Oggi la stampa annuncia (vedi per esempio su Repubblica il Test d’italiano ed educazione civica che gli immigrati dovranno superare per ottenere e mantenere il permesso di soggiorno: chi fa almeno trenta punti può stare, chi scende a zero via. Per passare il test gli immigrati “dovranno imparare come funzionano il Parlamento e il governo, cosa dice la Costituzione, come si usa un congiuntivo, quali sono le regole civiche del nostro Paese”. Interessante, ma…

  • Dal primo settembre 2011 verranno immessi in ruolo 30.482 docenti e 36.488 ausiliari tecnici e amministrativi (Ata), in base a un piano che prevede esclusivamente “assunzioni basate sul reale fabbisogno del sistema d’istruzione”. Reale fabbisogno? Hmm… Per carita, teniamo tutti famiglia, ma non riesco a non chiedermi, perdonatemi, quanti di quei 36488 posti ATA serviranno solo a produrre carta che ha il solo scopo di essere consegnata ad altro personale ATA.
  • C’e a Roma un liceo pubblico come tanti altri. Come ormai quasi tutte le scuole medie e superiori italiane, quel liceo ha il suo gruppo Facebook, che ho scoperto per puro caso. Ovviamente, quella pagina elenca, con i soliti accenti piu meno eroico-mitologici, tutto quello che si deve essere, sapere o aver vissuto per essere ufficialmente riconosciuto come “uno di quel liceo”. Nella lista “Il vero alunno del liceo X e solo colui che…” ci sono, fra le altre, queste due voci: